“Il lungo viaggio”: la sfida di raccontare Franco Battiato
“Franco Battiato – Il lungo viaggio” è il titolo del film dedicato al grande cantautore e artista siciliano, diretto da Renato De Maria e trasmesso recentemente su Rai 1. A interpretare Battiato è un intenso e mirabile Dario Aita, capace di restituire la delicatezza, la profondità e la complessità di una figura artistica unica nel panorama italiano.
La ricostruzione della vita del maestro mi ha colpita profondamente: poetica, mistica, talvolta visionaria. Il film attraversa la sua infanzia, gli anni della formazione, le prime sperimentazioni e arriva fino al 1994, anno della scomparsa dell’amata madre Grazia Patti. Una narrazione che lascia il desiderio di un possibile seguito, anche se al momento non ci sono notizie ufficiali su nuovi progetti.
L’opera ha ricevuto un’accoglienza molto ampia e variegata: entusiasmo da parte di critici, intellettuali, artisti e pubblico di ogni età, ma anche alcune critiche negative, come spesso accade quando si racconta una figura così complessa e amata.
La vita e la carriera di Franco Battiato
Raccontare la vita di un artista poliedrico come Franco Battiato in meno di due ore è una sfida enorme. La sua carriera, lunghissima e in continua evoluzione, ha attraversato generazioni e generi musicali. Battiato ha pubblicato oltre quaranta album tra studio, live e colonne sonore, spaziando dalla musica elettronica sperimentale degli anni Settanta alla new wave, dal pop commericiale degli anni Ottanta alla musica colta, fino alla musica classica e alle opere liriche degli ultimi anni.
È sorprendente pensare che non abbia mai conseguito un diploma di conservatorio. Da bambino studiava pianoforte e suonava la chitarra; trasferitosi a Milano, frequentò il Conservatorio Giuseppe Verdi, studiò con Karlheinz Stockhausen, (prima suo maestro poi suo grande amico), e iniziò a produrre musica d’avanguardia. Successivamente prese lezioni di violino con Giusto Pio, destinato a diventare uno dei suoi più stretti collaboratori.
La svolta degli anni Ottanta e il successo de “La voce del padrone”
All’inizio degli anni Ottanta, dopo anni di sperimentazioni e difficoltà economiche, Battiato comprese che la sua carriera aveva bisogno di una svolta. Decise così di creare un disco capace di raggiungere un pubblico più ampio, pur mantenendo la sua identità artistica. Nacque così “La voce del padrone”, pubblicato il 21 settembre 1981: sette brani destinati a entrare nella storia della musica italiana.
Il successo fu travolgente. I suoi versi divennero unici, la fusione tra elettronica e musica colta anticipò la new wave italiana, i videoclip conquistarono i giovani e le sue canzoni risuonarono ovunque, dalle radio alle discoteche. Il grande pubblico iniziò così a riscoprire anche gli album precedenti, come “L’Egitto prima delle sabbie”, “L’Era del cinghiale bianco” e “Patriots”.
Fondamentali furono anche le collaborazioni con artiste come Alice, Giuni Russo e Milva, che divennero non solo amiche ma vere e proprie muse. Con Alice, ad esempio, Battiato portò sul palco dell’Eurofestival 1984 il brano “I treni di Tozeur”, classificatosi al quinto posto.
Un percorso artistico senza confini
Il viaggio musicale di Battiato proseguì fino agli ultimi anni della sua vita, sempre guidato da una curiosità inesauribile. Continuò a sperimentare, a studiare filosofia, religioni, storia, politica, economia e lingue straniere. La sua conoscenza della musica era ormai tale da essere in grado di dirigere orchestre. Nel 2005 ricevette una Laurea Honoris Causa in Filologia Moderna dall’Università di Catania, riconoscimento simbolico per un artista che aveva fatto della conoscenza una missione.
Nel film di De Maria risuonano brani iconici come “L’Era del cinghiale bianco”, “Bandiera bianca”, “Cucurrucucù”, “Centro di gravità permanente”, “La stagione dell’amore”, “E ti vengo a cercare” e “La cura”. Riascoltarli è stato emozionante: sono canzoni che fanno parte della memoria collettiva, impossibili da dimenticare.
Alcune scene sono state girate nella villa di Battiato a Milo, alle pendici dell’Etna, luogo mistico e amatissimo dal maestro, dove si è spento il 18 maggio 2021 all’età di 76 anni.
Le figure femminili nella vita del maestro
Accanto alla madre, interpretata con grande sensibilità da Simona Malato, il film mette in luce anche la figura della scrittrice e drammaturga svizzera Fleur Jaeggy, interpretata da Elena Radonicich. Amica intima e collaboratrice, Jaeggy contribuì alla stesura di diversi testi, condividendo con Battiato un legame intellettuale profondo e duraturo.
Dario Aita e la sfida di interpretare un’icona
Dario Aita affronta un ruolo rischioso: interpretare un artista così vicino ai nostri tempi e così amato significa esporsi a confronti inevitabili. Eppure la sua interpretazione è sorprendente. Aita restituisce l’umiltà, la spiritualità e la complessità di Battiato senza mai scivolare nella caricatura, studiandone voce, postura e sensibilità musicale.
Dove vedere il film
Se vi siete persi la messa in onda del 1° marzo, vale davvero la pena recuperare il film. È un viaggio emozionante nella vita di un artista che ha cambiato la musica italiana e che continua a parlare al cuore di generazioni diverse.
Ed ora riascoltiamo insieme alcuni dei brani presenti nel film ed emozioniamoci sulle note del Maestro Franco Battiato: